Un mercato Equo e Solidale

Frontiera tra Thailandia e Cambogia, Agosto 2018

Dai vestiti che indossiamo, agli oggetti che teniamo in casa, per passare dai prodotti hi-tech… Ciò che possediamo dura sempre meno. Vogliamo spendere sempre meno, a discapito delle qualità di ciò che possediamo e, pur sapendo che esiste un lato oscuro dei beni “usa e getta“, continuiamo ad accumulare oggetti.

La moda è praticamente monouso e da Ikea non ci facciamo remore nell’acquistare oggetti che probabilmente non utilizzeremo, visto il basso costo che paghiamo per averli. Questo tipo di mercato non è sostenibile.

Ciò non è d’aiuto per il nostro Pianeta e non lo è nemmeno per lo sfruttamento di lavoro che spesso si cela dietro a tali meccanismi. Niente di nuovo, penserai.

Eppure sarebbe utile ricordarlo e riflettere su come un bene possa avere così poco valore monetario se porta con sè materia prima, manodopera, trasporto, imballaggio, ecc. La materia prima è sempre importata da Paesi in via di Sviluppo (utilizzando un termine consueto non proprio carino), dove viene lavorata da persone che percepiscono forse un centesimo di quello che la paghiamo (e già la paghiamo poco). Di sicuro ad arricchirsi non è l’agricoltore che coltiva il cotone, il caffè o le banane.

Le alternative esistono ma, come spesso accade quando si vuole cambiare un comportamento al quale ormai siamo abituati, non è certo semplice, soprattutto se può dar fastidio alle grandi multinazionali.

Il Commercio Equo Solidale (Fair Trade) mira ad una maggiore equità tra Nord e Sud del mondo garantendo l’offerta di migliori condizioni economiche e assicurando i diritti per i produttori marginalizzati dal mercato e dei lavoratori.

Le organizzazioni di Fair Trade partecipano alla Federazione Mondiale del Commercio Equo e Solidale (WFTO- World Fair Trade Organization) che ne regolamenta l’operato.

In Italia esistono delle realtà più o meno estese come i numerosi negozi di Altro Mercato; alcune catene di supermercato hanno dedicato una linea specifica per i prodotti “vicini ai lavoratori” (come Coop, NaturaSì).

Sarà forse una piccola goccia rispetto alle soluzioni più veloci e alla portata di tutti, ma è necessario essere consapevoli che il caffè che beviamo al mattino ha molto poco di italiano, se non le ultime fasi della catena che lo portano nelle nostre case. Dietro ad un chicco di caffè ci sono le mani e i sogni di chi l’ha lavorato.

Vi saluto con un video simpatico e leggero su un tema così pesante per il cuore.

Stay curious!

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